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Diciamoci la verità...

Quando un bambino non ha grosse difficoltà nello sviluppo del linguaggio nessun genitore si documenta su come stimolarlo o quali strategie adottare, poi magari qualcuno si informerà pure ma, quando tutto fila liscio, si dà per scontato che ad un certo punto il proprio figlio inizierà a parlare.

Tutti i genitori invece dovrebbero essere informati della straordinaria evoluzione che i loro bimbi giorno dopo giorno mostrano loro, non solo per diventare degli spettatori consapevoli ma anche per “drizzare” le antenne quando le tappe vengono raggiunte in ritardo o con lentezza.

Anche senza questa formazione specifica però i genitori sono abilissimi a riconoscere un intoppo, si allarmano quando sentono che c’è qualcosa che non va e cominciano a documentarsi prima di tutto sul Web.

Il prodotto di questa ricerca è un caos di informazioni. Gente che racconta la propria esperienza come se fosse la bibbia, persone che ti dicono di aspettare perché il figlio del cugino del cognato di una sua amica si è “sbloccato” tutto insieme, altri che ti parlano di autismo perché “se non indica è sicuramente autistico”, altri ancora che “Il bambino a 4 anni non parla? Vabbè ma ognuno ha i suoi tempi”.

Ecco come una preoccupazione si trasforma spesso in una disperazione vera e propria.

Allora le mamme cominciano a non dormire più, a scaricarsi manuali di neuroscienze, logopedia, psicologia, medicina, biologia, genetica e pure la bibbia. Cominciano a tartassare i bambini chiedendo loro di ripetere parole, indagano,con una domanda al secondo, se i figli conoscono i colori, le forme, le lettere dell’alfabeto e i numeri. Cominciano a far finta di non capire quello che il bambino chiede e questo perché in un gruppo una tizia ha scritto che la colpa è la tua, si si proprio la tua perché gli dai tutto, prova a far finta di non capirlo vedrai come si sblocca.

Cominciano a misurare l’angolazione del dito quando i bambini indicano perché “se indica con la mano aperta o con un dito che sia diverso dall’indice sicuramente ha una malattia genetica”.

Ecco come la disperazione si trasforma in un vero e proprio Problema di Comunicazione.

Perché poi i bambini non spiccicano una parola altrimenti ti direbbero "A MA', TE STAI 'ACCOLLA !!".

Fortunatamente intorno al tema del Ritardo del Linguaggio sono stati prodotti protocolli, sono stati scritti libri, linee guida ecc che si pongono come delle valide guide nella comunicazione con bambini parlatori tardivi o con disturbo del linguaggio.

Si parla e parliamo anche noi degli stili comunicativi, dei prerequisiti e delle strategie di comunicazione. Tutte cose importantissime per carità…Una cosa però su cui non ci si ferma abbastanza o su cui ci si spende ancora poco è la capacità del genitore di osservarsi e di osservare il proprio bambino.

Come faccio a mettere in pratica delle strategie di comunicazione se non ho capito che tipo di comunicatore sono io e che tipo di comunicatore è il mio bambino? Come faccio ad applicare la famosissima tecnica del guru del momento se ho perso di vista mio figlio ma ciò che vedo sono solo le sue difficoltà?.

Una cosa poi che non si dice e che invece è importante che ci diciamo è che giocare con i bambini può non essere quell’esperienza straordinaria che sentiamo raccontare.

Non ci frustriamo se sul web ci sono video della famiglia del Mulino Bianco che gioca amorevolmente intorno al tappeto e legge la favola della buona notte avvolti nel caldo del piumone. Ma dove?????

Nella vita reale le mamme si trovano spesso fuori casa (ma questo vale anche per chi sta a casa) per gran parte della giornata e mentre tornano, nel tragitto verso casa, cominciano a pensare a quanto poco tempo si è dedicato al/ai figli* e piano piano cominciano ad insinuarsi i sensi di colpa che ti martellano il cervello, l’ansia della cena e “Oddio mio ma non ho fatto la spesa”.

Allora eccole che cominciano a programmarsi le attività…Adesso torno a casa e chissenefrega dei panni da stirare, butto un bel lenzuolo per terra e io e Giacomino dipingeremo e faremo il gioco montessoriano che stimola il muscolo inferiore della bocca che si interseca nell’orecchio… D’altronde non sarei una brava mamma se non facessi almeno un gioco della Montessori.

Poi torni a casa e tuo figlio ti accoglie con pianti e urla demoniache, scene degne dell’Esorcista e tu allora butti nel cesso la Montessori e ti metti l’abito dell’esorcista e cerchi di capire quale è il problema. Ormai è tardi, pasta al burro e buona notte ai suonatori.

Ecco quello che mi piacerebbe dire a tutte voi mamme, Respirate e non fate nulla.

Prendo in prestito gli insegnamenti di un monaco vietnamita Tich Nath Han che adoro..Il succo è Prendetevi del tempo per coltivare "La presenza Mentale".

Imparate a farlo per sintonizzarvi con il/la vostro/a bambino/a. Non dovete far nulla, solo stare fisicamente ma soprattutto mentalmente presenti. Perché non c’è strategia che funzioni se mentre state con Giacomino pensate alla lista della spesa, se avete vicino il cellulare con la chat di scuola che manda 3 messaggi al minuto per decidere il regalo di Natale alla maestra.

Non fate nulla, imparate a godervi il momento. Ora voi direte, questa è andata fuori tema…che c’entra il monaco buddista con il ritardo del Linguaggio.

Apparentemente nulla è vero, ma vi voglio raccontare come sono arrivata a questa connessione.

Ho comprato un libro pensando di trovare strategie da integrare con quelle sapute e risapute. Invece le prime pagine di questo libro sono tutte dedicate all'OAA, un acronimo per dire OSSERVARE ASPETTARE ASCOLTARE.

Il Libro si chiama "Parlare, Un gioco a Due" ed è una guida pratica per genitori di bambini con disturbo del linguaggio. In realtà gli autori, Jan Pepper e Elaine Weitzman, scrivono di come comunicare con i bambini fin dai primi giorni quindi penso proprio che sia un bel libro per tutti i genitori.

Comunque, come vi dicevo la cosa che mi ha colpito è la cura con cui ci dicono che prima di fare qualsiasi cosa bisogna fermarsi ed imparare ad:

OSSERVARE il nostro bambino; perché in una fase preverbale, quindi quando il bambino ancora non parla è importante cogliere COME comunica….Piange? Muove il corpo? Usa gesti? Usa gesti e una parola? Combina due parole? Emette dei suoni? E questi suoni sono simili alle parole? Mi guarda?

Osservate cosa guarda il vostro bambino, quali sono i suoi interessi, perché questo vi aiuterà a condividere con lui momenti importanti.

Per saper Osservare bisogna però saper ASPETTARE e saper aspettare vuol dire saper stare in silenzio (Che fatica!) Aspettare quindi prima di parlare, comunicherà al vostro bambino che voi siete pronti a fornire una risposta alle sue domande/osservazioni che non saranno per forza “Guarda mamma ho visto un ramarro marrone” ma anche semplicemente “Mamma più” se il bambino ha finito la pappa nel piatto. Aspettare vuol dire dargli/le la possibilità di iniziare una interazione. In genere i bambini con ritardo del linguaggio possono essere più lenti nel dar il via ad una interazione, ecco che aspettare diventa uno strumento potente.

ASCOLTARE si riferisce a voi che fate attenzione a tutti i suoni o le parole che il bambino produce e con pazienza “aspettate” che finisca di interagire anche se probabilmente voi avete già capito. Se invece non avete capito quello che il bambino vuole comunicare è probabile che se abbiamo osservato bene il contesto, i gesti, lo sguardo, riusciremo ad interpretare il suo messaggio.

Restituire al bambino di aver capito quello che voleva esprimere è una cosa importante e che dovete fare senza aver paura di impigrirlo.

Ora converrete con me che il monaco buddista ci aiuta in questo senso? Come riusciamo ad Osservare, Ascoltare e Aspettare se nella nostra testa ci sono mille pensieri e preoccupazioni che ci portano lontani dal nostro bambino. Potremmo dire anche "Godetevi il momento" come ci dice il Neuropsicologo e Psicoterapeuta Alvaro Bilbao nel Libro di Neuroscienze per Genitori. Allora sembra una cosa banale ma stare concentrati, avere presenza mentale è una tecnica che va allenata. Con questo non voglio certo dirvi che per risolvere il ritardo di linguaggio bisogna iscriversi ad un corso di Meditazione. Ma mi piacerebbe che facessimo un bel respiro e cominciassimo a guardare il nostro bambino con uno sguardo diverso, più presente.

Cominciamo da questo poi potremmo parlare di linee guida, strategie e tecniche del caso.

Vi lascio con una frase di Bilbao che ci dice:

"Empatia, Capacità di Aspettare, Sensazione di Calma, L’amore, non si possono coltivare a ritmi serrati ma richiedono una crescita lenta e genitori pazienti che sappiano attendere che il bambino dia i migliori frutti solo nel momento in cui è pronto a farlo".

Viviana Vinci, Logopedista

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