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La METACOGNIZIONE nella scuola d'infanzia

In risposta alla maestra Grazia che in una email chiedeva consiglio sui giochi metacognitivi da proporre nella scuola d’infanzia e primaria.

Intanto rispolveriamo il concetto di Metacognizione e ricordiamo qualche contributo storico...

Con questo termine sostanzialmente indichiamo la capacità di riflettere e comprendere il modo in cui pensiamo e ragioniamo, ossia quali sono i processi mentali e le strategie che utilizziamo mentre impariamo.

In alcuni studi di Bruner, del neurologo J. Eccles e del filosofo Popper si distingueva la conoscenza dalla autoconoscenza.

Mentre la prima coincide un po’ con lo stato di veglia e consapevolezza di sé, l’autoconoscenza agirebbe come una continua opera di controllo e di coordinazione di ciò che avviene a livello di organizzazione neuronale.

In questa facoltà mentale risiedono le basi della Metacognizione.

Questa poi si affina con il linguaggio che organizza il nostro pensiero e regola le nostre azioni.

In altri studi che Bruner fece, sfruttando le osservazioni dei rapporti madre-figlio, si conclude che i bambini già a 18 mesi sono dotati di un nucleo di metacognizione che gli permetterebbe per esempio di seguire lo sguardo di un adulto di riferimento e trovare l’oggetto guardato.

Molto precocemente dovremmo abituare i nostri figli/alunni a verbalizzare come hanno appreso una determinata cosa per far nascere in loro la consapevolezza di un “Apprendimento attivo”.

Già nella scuola d’infanzia sono di fondamentale importanza la promozione di attività psicomotorie e linguistiche che lasciano il segno sul corpo e nella mente e che aiutano l’apprendimento di qualsiasi tipo di concetto.

La costruzione e l’ideazione di giochi sono sicuramente attività da privilegiare soprattutto a fronte di giochi già impacchettati che lasciano poco spazio alla fantasia.

Per esempio da una collaborazione con alcune psicomotriciste ricordo un lavoro che prevedeva la costruzione di un percorso in cui i bambini venivano coinvolti nella scelta del materiale (cerchi, palloni, torri, bastoni), nella scelta delle attività da fare (saltare nel cerchio, fuori dal cerchio, passare sotto o sopra il bastone), nella scelta della grandezza, dei colori del materiale e così via.

Una volta terminato il percorso i bambini venivano invitati a disegnarlo rispettando grandezze, colori, distanze, ecc. ed in seguito a verbalizzare tutto quello che avevano fatto.

Questa è un attività semplicissima e molto funzionale in cui bambini si scoprono capaci di organizzare qualcosa, di scegliere una cosa piuttosto che un'altra, di rispettare il turno e monitorare il proprio lavoro e quello degli altri, di rappresentare il lavoro in maniera grafica e di verbalizzare quello che hanno fatto.

Vediamo anche altri giochi metacognitivi da proporre nella scuola d’infanzia e primari.

Primo fra tutti il gioco di Kim.

In questo gioco si dispongono sul tavolo una serie di oggetti (possono variare per quantità, forma, colore, categoria semantica. ecc.).

Si richiede ai bambini di osservarli per un tempo x (in base all’età dei bambini) e si avvisano che allo scadere del tempo gli oggetti verranno coperti e loro dovranno ricordarli.

Una volta coperti si può far procedere i bambini al ricordo in vari modi:

  • nominandoli;
  • disegnandoli;
  • trovando altri oggetti uguali nella stanza;
  • scrivendo i nomi;
  • tracciando una x su una tabella, precedentemente data, che rappresenta tutti gli oggetti del gioco.
Vince chi ricorda più oggetti; alla fine del gioco si può proporre ai bambini un momento di discussione in cui ci si scambia idee sulla strategia adottata e con un diagramma si può rappresentare la strategia più efficace.

Poi abbiamo i giochi di ruolo.

Facciamo finta di... essere degli animali della foresta.

Si prepara nella stanza o nella palestra un’ambientazione per ricordare un contesto naturale (giungla, foresta, deserto, ecc.) e negli angoli della stanza si preparano 4 tane.

Si consegna ad ogni bambino una maschera raffigurante un animale.

I bambini vengono invitati a muoversi liberamente nella stanza fino a che non sentono un primo richiamo.

A questo punto si mettono le maschere, si “trasformano” e cominciano a muoversi come gli animali di cui hanno la maschera.

Al secondo richiamo i bambini, sempre muovendosi come gli animali, si devono dirigere verso le rispettive tane.

In questo gioco i bambini sperimentano la capacità di muoversi a tempo di musica, imparano ad esprimere con il corpo le caratteristiche di alcuni animali e ad abbinare animale-tana; inoltre si rinforza la metamemoria quando devono recuperare informazioni possedute su un determinato animale.

Il gioco del mimo.

Si sceglie un tema (animali, mestieri, personaggi famosi, ecc.) e si invita un bambino alla volta a mimare rappresentando ciò che ha scelto.

Il pubblico degli altri bambini, che possono essere anche divisi in piccoli gruppi, deve indovinare.

Osservandosi a vicenda i bambini hanno l’opportunità di vedere stili di esecuzione diversi e avere input da utilizzare in altre occasioni.

Il gioco della pesca.

Insieme all’insegnante, i bambini (a cui verrà assegnato un simbolo da incollare sul grembiule) ritagliano da un cartoncino colorato delle sagome di pesciolini e realizzano delle canne da pesca (con un bastoncino e una fune).

Su ogni pesciolino verrà applicato un simbolo (corrispondente a quelli precedentemente assegnati ai bambini) e un fermaglio metallico sulla bocca.

Al centro della stanza verrà steso un grande telo azzurro e verranno posizionati i pesciolini.

I bambini devono pescare i pesciolini che hanno il loro stesso simbolo.

In questo caso in base all’età del bambino e in base alla vostra programmazione i simboli possono cambiare in forme geometriche numeri, lettere sillabe, gruppi consonantici dispettosi, parole, ecc.

Questi sono solo piccoli suggerimenti da cui poter prendere spunto per la costruzione di altre attività via via più difficili.

Per la costruzione di altri giochi teniamo a mente alcuni ingredienti:

  • Abilità di metamemoria
  • Capacità di osservazione
  • Controllo dell’emotività
  • Decodifica dei simboli
  • Saper esprimere con il corpo
  • Abilità logiche
  • Controllo e confronto delle strategie
  • Processi di identificazione
Aggiungendo una buona dose di fantasia possiamo procedere ad inventare nuovi giochi, possibilmente da inserire ed accompagnare alla normale didattica.

Sposare una didattica che preveda l’insegnamento di un metodo di studio metacognitivo significa partire dalle esperienze personali degli alunni come contesto privilegiato di apprendimento, per attivare la consapevolezza di ciò che si sta studiando.

Viviana Vinci
Logopedista

Bibliografia La didattica inclusiva. Organizzare l'apprendimento metacognitivo. Silvia e Lidio Miato, Erickson 2003 Verso una teoria dell'istruzione, Jerome S. Bruner, Armando Editore 1991 Saper fare, saper dire, saper pensare. Le prime abilità del bambino.Jerome S. Bruner, Armando Editore 1992. Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico. Karl Popper. Armando Editore 2015.

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